quando il disordine è solo apparenza.. e l'apparenza inganna
Informazione e controinformazione, la nascita della vita ovvero una serie di testi dedicati alle mamme e ai nuovi arrivati, dal sonno allo svezzamento e ancora la passione della cucina, una serie di ricette mie e una raccolta di quelle scritte dalle mie amate mamme 2010 insomma.. di tutto di più!
VG
domenica 27 febbraio 2011
Lampade a basso consumo, la Svizzera invita a stare lontani
Ebbene si, tra le miliardi di cose che si scoprono essere dannose per noi, adesso sotto accusa ci sono anche le lampade a risparmi energetico!!!
L'ufficio federale della sanità pubblica svizzera ci invita a stare lontani da queste lampade almeno 30 cm, distanza in cui l'emissione dei famigerati campi magnetici rientra nella soglia raccomandata dalla International Commission for Nonionizing Radiation Protection.
Lo studio è stato eseguito dal «It'Is Foundation» (Fondazione di ricerca sulle tecnologie dell'informazione nella società) di Zurigo diretta dal professor Niels Kuster del locale Politecnico e ha dimostrato che questi campi, ad una distanza inferiore appunto di 30 cm, sono in grado di provocare infiammazioni dei nervi e dei muscoli!!
Quindi mi raccomando, se avete lampade da scrivania che sono a risparmio energetico, mettetele ad una distanza ragionevole :o))
E ricordate anche che sono da considerarsi rifiuti pericolosi perché contengono mercurio e devono essere smaltite con procedure particolari in luoghi appositi. Nel caso di rottura accidentale il mercurio liquido contenuto in esse potrebbe disperdersi in casa, sarà quindi necessario aerare abbondantemente i locali ed usare del nastro adesivo per raccogliere il mercurio che va posto all’interno di sacchetti ben sigillati da destinare alla raccolta di materiali pericolosi.
fonti
Corriere della sera
Eco Olbia
venerdì 25 febbraio 2011
Metodi meno dolci
Sono ormai molto famosi perchè hanno un'alta percentuale di successo. Si parla dei metodi di Ferber, Estvill.
In realtà Estvill si rifà a quello elaborato dal noto pediatra Richard Ferber direttore del Center for Pediatric Sleep Disorders a Boston e reso pubblico tramite il libro Solve Your Child’s Sleep Problems nel 1985.
In entrambi i casi (Estvill e Ferber) si ha la garanzia di ottenere il successo sul 98% dei casi, quindi qualsiasi sia il carattere del bambino, qualsiasi sia l'età; infatti ad esempio ad Estvill non importa quale sia l'età, può avere 10 mesi o 4 anni.. per lui è indifferente cito testualmente”non c'è nessuna differenza tra un bebé e un bambino di quattro anni “
Inoltre in entrambi i casi si ritiene che il sonno sia un'abitudine che vada appresa e che sia quindi determinata solo da fattori esterni e che bisogna solo inculcarla definitivamente. Paragona, l'insegnare a dormire, a gesti come: mettere il bambino sul seggiolone, proporgli il cucchiaino, mettergli il bavaglino, gesti che sono solo meccanici.
Ma andiamo al metodo Estvill in grandi linee.
Si deve intanto creare un ambiente unico e destinato al sonno del bambino che sia sempre lo stesso. La sua cameretta. Poi si deve fissare un orario e anche questo non dovrà variare mai. Quando è giunta l'ora della nanna, i genitori (o l'uno o l'altro) portano il bambino in camera e dopo circa dieci minuti di coccole gli dicono qualche frase che dovrà restare anche questa sempre invariata e che segnerà l'inizio del sonno, che avrà lo scopo di rassicurarlo. Dopo di che escono dalla stanza e il bambino con tutta probabilità si metterà a piangere. A questo punto Estvill ha elaborato tutto un piano di rientri e di minuti di attesa per i genitori. In questo modo assicura entro una settimana il successo garantito. Diciamo che il fallimento di questo metodo lo attribuisce ai genitori e non al metodo in quanto proprio lui afferma che basta che il bambino sgarri una volta che il metodo fallisce scaricando inevitabilmente la responsabilità sui genitori che non sono stati abbastanza fermi e convinti nell'eseguire il metodo per filo e per segno. Lui stesso dice (a pg 61): Qui mamma e papà dovranno dimostrare la loro vera forza. Non dovranno pensare a Paolino che, in segno di supplica, alza i braccini con un viso triste o che, se più grande, urla tutta la sua disperazione [..] Piangerà, urlerà, singhiozzerà fino a strangolarsi, vomiterà, si agiterà in preda a convulsioni, dirà “sete”, “fame”, “bua” “ti prego”, “non ti voglio più” e quant’altro pur di riuscire a piegarvi. Ma voi fate finta di nulla, siate stoici.
In generale ci sono delle regole da seguire:
il metodo deve durare una settimana (ma si ritiene che il successo possa arrivare molto prima)
deve essere fatto in una stanza che sia quella del bambino e non in camera dei genitori
non si devono toccare quando si rientra per rassicurarli, quindi solo parole.
Se piangono di notte (i risvegli) non bisogna fare nulla (dare da bere, rimettergli il ciuccio ecc) solo continuare con i rientri e le rassicurazioni verbali.
PRO E CONTRO
Il bambino con tutta probabilità avrà imparato a dormire da solo, quindi il pro è sicuramente il fatto che si ottiene il risultato sperato. Il fatto che pianga anche per periodi piuttosto lunghi non è visto come un grosso problema o un trauma, afferma Spock, che la maggior parte dei bambini piangeranno per un massimo di 30 minuti la prima notte, e vedendo che non serve a niente, si addormenteranno. Scrive: "Credo che a questa età piangano solo per rabbia... andare da loro li fa arrabbiare ancora di più e li fa piangere molto più a lungo".
Dott. William Sears, autore di "The Baby Book" e altri libri.
Quindi per chi è a favore di questo metodo, la risposta ai dubbi che molti hanno è che il metodo non è così terribile e che effettivamente il bambino impara a dormire da solo.
Di contro, per riuscire ad attuare questo metodo bisogna essere molto fermi, ma soprattutto molto convinti. Non è facile sentir piangere il proprio bambino, sentirlo chiedere aiuto e non andarci. Non è un metodo adatto a tutti.
Le molte critiche ricevute anche da autorevoli pediatri sono tante e riguardano soprattutto la metodologia. Nessuno infatti afferma che il metodo non sia efficace, ma il prezzo da pagare per ottenere il risultato è veramente così privo di effetti collaterali?
C'è chi dice si e chi dice no.
Per sapere meglio i motivi di chi è contrario a questo metodo vi suggerisco questo video
http://www.youtube.com/watch?v=ElqDnKZydGs
e questo che è la sua applicazione ad un bambino già più grande, nonostante Estvill affermi che il suo metodo valga anche per queste situazioni.
http://www.youtube.com/watch?v=i6_t100Nj2Y&feature=related
Molti sono i genitori che hanno adottato questo metodo e si ritengono non solo non pentiti ma anche soddisfatti dal risultato, affermano che sono bastate solo poche ore di pianto complessive in pochi giorni, sostengono che non è così crudele come lo si vede nell'ultimo video. C'è anche chi afferma che l'isteria di quel bambino nel video è una palese dimostrazione del vizio di avere la mamma accanto. Ma anche se fosse un vizio, interrompere così di punto in bianco una cosa perpetrata da mesi o peggio anni, non è forse doloroso? Non è dolore quello che il bambino sta manifestando? E soprattutto la colpa di questo vizio chi ce l'ha? Molti contrari a questi metodi rispondono che i genitori sbagliano, si pentono.. ma alla fine sono i bambini quelli che poi ne pagano le conseguenze. Per questa ragione io ritengo che chiunque è libero di seguire il metodo che preferisce e che ritiene più vicino alla sua indole, al suo carattere, ma è importante anche che tenga conto del bambino, del suo carattere e delle sue abitudini. Che decida di adottare questo o quel metodo ma sempre considerando il cuore di mamma che non sbaglia mai.
Ci sono bambini e genitori che hanno adottato questo metodo e adesso sono felici e contenti, ci sono genitori e bambini che non hanno adottato questo metodo e sono altrettanto felici e contenti.
Sapere e conoscere quali sono i pro e quali i contro ci aiuta ad avere un approccio più critico verso questo o quel metodo, cosa a mio parere importantissima prima di effettuare la nostra scelta.
IMPORTANTE
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Il dottor Richard Ferber, autore di "Solve Your Child's Sleep Problems", parlando di questo approccio molto utilizzato e apparentemente spietato, consiglia di non utilizzarlo con i bambini di età inferiore ai 7 mesi. Questi sono comunque 10 ragioni per non lasciar piangere un bambino:
1. I primi tentativi di comunicare da parte di un bambino non possono avvenire con le parole, ma possono essere solo non verbali. Non sa esprimere con parole le emozioni di felicità, ma può sorridere. Non è in grado di esprimere con parole le emozioni di tristezza o rabbia, ma può piangere. Se il suo sorriso riceve una risposta, mentre il suo pianto viene ignorato, potrebbe ricevere il messaggio dannoso di poter essere amato e accudito solo quando è felice. I bambini che ricevono continuamente questo messaggio attraverso gli anni non si sentiranno mai veramente amati e accettati.
2. Se i tentativi del bambino di comunicare tristezza o rabbia vengono sistematicamente ignorati, non può imparare in che modo esprimere quei sentimenti con le parole. Il pianto ha bisogno di ricevere una reazione appropriata e positiva affinché il bambino capisca che tutte le sue emozioni sono accettate. Se le sue emozioni non sono accettate, e viene ignorato o punito perché piange, egli riceve il messaggio che la tristezza e la rabbia sono inaccettabili, non importa come siano espresse. È impossibile per un bambino capire che le espressioni di tristezza o di rabbia potrebbero essere accettate con parole appropriate una volta che sia cresciuto e in grado di usare tali parole. Un bambino sa soltanto comunicare nei modi che gli sono possibili ad ogni età,può solo riuscire a fare quello che ha avuto l’opportunità di imparare. Ogni bambino fa il suo meglio secondo la sua età, l’esperienza, e le circostanze del momento. È decisamente sleale punire un bambino per non aver fatto più di quanto sappia fare.
3. Un bambino al quale sia stato dato il messaggio che i suoi genitori gli risponderanno solo quando lui è "buono" inizierà a nascondere il "cattivo" comportamento e le "brutte" emozioni agli altri, e anche a se stesso. Rischia di diventare un adulto che sopprime le brutte emozioni e non è capace di comunicare la piena varietà di emozioni umane. Infatti, ci sono molti adulti i quali trovano difficile esprimere rabbia, tristezza, o altre "brutte" emozioni nei modi appropriati.
4. La rabbia che non può essere espressa nella prima infanzia non scompare semplicemente. Diventa repressa e si accumula col passare degli anni, fino a quando il bambino non è più capace di contenerla, ed è cresciuto abbastanza da non temere più una punizione fisica. Quando alla fine questo contenitore di rabbia si spalanca, i genitori possono essere scioccati e perplessi. Hanno dimenticato le centinaia o migliaia di momenti di frustrazione che hanno riempito questo contenitore durante gli anni. Il principio psicologico che "la frustrazione porta all’aggressività" non è mai così ben visibile quanto nella ribellione finale di un adolescente. I genitori dovrebbero essere aiutati a capire quanto sia frustrante per un bambino sentirsi invisibile quando il suo pianto è ignorato, o sentirsi indifeso e scoraggiato quando i suoi tentativi di esprimere i suoi bisogni e i suoi sentimenti vengono ignorati o puniti.
5. Siamo tutti nati sapendo che ogni emozione che proviamo è legittima. Gradualmente perdiamo questa convinzione se solo la parte "buona" di noi stessi ci fornisce risposte positive. Questa è una tragedia, perché solo quando accettiamo pienamente noi stessi e gli altri, nonostante gli errori, possiamo avere relazioni davvero amorevoli. Se non siamo pienamente amati e accettati nell’infanzia, rischiamo di non imparare mai cosa si prova o come si comunica tale accettazione verso gli altri, non importa quanta terapia o letture o riflessioni facciamo. Quanto più serene sarebbero le nostre vite se semplicemente avessimo ricevuto amore incondizionato attraverso i nostri primi anni!
6. I genitori che si chiedono se rispondere o no al pianto dovrebbero riflettere su quali sarebbero le loro reazioni in situazioni simili. Alcuni genitori considerano appropriato ignorare il pianto di un bambino, eppure, provano intensa rabbia se il loro partner li ignora quando tentano di fare conversazione. Molti nella nostra società sembrano credere che una persona debba avere una certa età per avere il diritto di essere ascoltata. Ma quale età sarebbe? Neonati e bambini non sono persone meno importanti solo perché sono piccoli e indifesi. Anzi, più qualcuno è indifeso, più merita la nostra compassione, attenzione e assistenza.
7. Se ai bambini si insegna attraverso l’esempio che le persone indifese meritano di essere ignorate, rischiano di perdere quella compassione per gli altri con la quale tutti noi esseri umani siamo nati. Se, da neonati indifesi, i loro strilli vengono ignorati, iniziano a credere che questa sia la reazione appropriata verso quelli che sono più deboli di loro stessi, e alla "Legge del più forte". Senza compassione, si prepara la fase della violenza che verrà in seguito. Quelli che si chiedono come un criminale abbia potuto non avere pietà per le sue vittime devono considerare le origini della perdita di quella compassione. La compassione non scompare improvvisamente. Viene rubata, attraverso un allevamento indifferente o punitivo, goccia dopo goccia, finché si esaurisce. La perdita della compassione è la tragedia più grande che possa capitare a un bambino.
8. Quando un bambino impara dall’esempio dei suoi genitori che è giusto ignorare il pianto di un neonato, egli tratterà con naturalezza allo stesso modo i propri bambini, a meno che ci sia qualche intervento di altri. Essere inadatti come genitori è qualcosa che si tramanda per generazioni fino a quando delle circostanze fortuite cambiano quel modello. Quanto sarebbe stato molto più facile per un genitore aver imparato durante l’infanzia come si trattano i propri figli! Forse il circolo vizioso dei comportamenti sbagliati dei genitori può iniziare a cambiare quando mai più degli spettatori passino e si allontanino da un bambino che piange disperatamente senza fermarsi per aiutarlo. Questa potrebbe essere la prima volta che un bambino riceve il messaggio che i suoi sentimenti sono legittimi ed importanti, e questo messaggio cruciale sarà ricordato più tardi quando loro stessi avranno un bambino.
9. Il pianto è un segnale provvisto dalla natura allo scopo di disturbare i genitori affinché vadano incontro ai bisogni del neonato. Ignorare il pianto di un bambino è come ignorare la sirena di un allarme antincendio perché ci dà fastidio. Il segnale è stato progettato per disturbarci così che possiamo prestare attenzione a una situazione importante. Solo una persona sorda ignorerebbe un allarme antincendio, eppure molti genitori si fingono sordi al pianto del loro bambino. Il piangere, come il segnale d’allarme, serve a catturare la nostra attenzione così che possiamo soddisfare i bisogni importanti del bambino. La natura non avrebbe mai dotato i bambini di un richiamo ricorrente senza una ragione.
10. Genitori che reagiscono solo a un "buon" comportamento possono essere convinti che stanno allevando il bambino a comportarsi "meglio". Eppure loro stessi sentono di collaborare più volentieri con chi li tratta con gentilezza. È come se i bambini fossero percepiti come una specie diversa, che funziona secondo principi di comportamento diversi. Questo è assurdo, perché sarebbe impossibile identificare un momento nel quale il bambino cambia improvvisamente verso principi di comportamento "adulti". La verità è molto più semplice: i bambini sono esseri umani che si comportano secondo gli stessi principi degli altri esseri umani. Come il resto di noi, reagiscono nel modo migliore alla gentilezza, pazienza e comprensione. I genitori che si chiedono perché un bambino sia "maleducato" dovrebbero soffermarsi a riflettere su questo punto: "Io me la sento di collaborare quando qualcuno mi tratta bene, oppure quando qualcuno mi tratta nel modo come ho appena trattato mio figlio?"
Jan Hunt
Tratto da da http://www.naturalchild.it/
PERCHE' CI SONO DIVERSI METODI E QUALI SONO
i consigli degli esperti...
Il motivo per cui ci sono diversi metodi è fin troppo ovvio e mi pare di averlo anche già detto in precedenza; ogni bambino è diverso, ogni donna è diversa. Va da sé che non esiste e non esisterà mai un metodo che possa valere per tutti i bambini, ognuno di loro infatti avrà una sua sensibilità particolare, un suo carattere e anche un suo trascorso, per quanto breve, come la vita nella pancia e il parto.
Anche se sembra assurdo, pure il periodo che ha vissuto all'interno del nostro corpo può influire sulla difficoltà ad addormentarsi. E' infatti stato studiato che la vita intrauterina segna e agisce sul carattere, sul comportamento, sulla sfera psicologica ma anche sulla futura vita relazionale del nascituro. Per questa ragione si consiglia sempre di vivere il periodo di gestazione nel modo più sereno possibile, magari ascoltando musica classica che rilassa sia il feto che la madre, evitando di stancarsi troppo e così via.
Ma quando ormai è nato?
Qui cominciano invece le varie teorie, c'è chi afferma che sin da subito bisogna abituarli a dormire, a capire il giorno e la notte, altri che spostano quest'impegno più in là ma non oltre i tre mesi.. e chi invece afferma che questo genere di regole verranno da sole, e che ogni bambino, se saputo ascoltare si saprà regolare da solo sia nel mangiare che nel dormire e che la difficoltà nasce solo nella difficoltà che abbiamo noi mamme nel capire i suoi segnali di sonno.
Si perchè ogni bimbo è diverso dall'altro, ma per quanto riguarda i segnali possiamo dire che chi più chi meno hanno lo stesso modo di comunicare il fatidico *mamma ho sonno*.
E' molto importante riuscire a stabilire questo canale comunicativo col nostro bambino; questo è rappresentato dagli scambi interattivi e regolari con la madre, scambi prevedibili e coerenti che creano un sistema di aspettative condivise che il bambino giunge a riconoscere, ricordare e attendere e saranno questi che gli permetteranno di sviluppare un senso di fiducia e sicurezza sul quale organizzare la propria esperienza. Con il trascorrere dei mesi le ripetute interazioni tra in bambino e la madre aiuteranno il bambino a sviluppare meccanismi autoregolativi in risposta ai suoi segnali interni biologici.
Spesso infatti i problemi legati al sonno sono causati proprio da una mancata risposta a questi bisogni
Un pediatra affermava che: una mamma deve sempre sapersi mettere in discussione, non convincere se stessa che è assurdo che lei non capisca suo figlio e giustificando la cosa convincendosi che è il bambino che non ha sonno. Non esistono neonati che non vogliono dormire, esistono neonati che non sono ancora capaci a farlo da soli e noi abbiamo il dovere di insegnarglielo.
Detto ciò possiamo passare in rassegna tutti quei piccoli segnali che indicano la stanchezza di un neonato.
Nei primi mesi il pianto è l'unico segnale evidente, perchè ancora il bambino non è in grado, anche se poi lo farà comunque inconsciamente, di manifestare il disagio da sonno in altri modi. Di solito il pianto da sonno è molto simile a quello della fame, ma comincia piano, con un lamento, per arrivare ad un vero e proprio pianto di disperazione se non siamo state veloci nel capirlo e quindi nell'aiutarlo ad addormentarsi. Brazelton (noto pediatra) ha associato il pianto oltre che ai bisogni primari come la fame, freddo, sonno, anche il pianto da stanchezza (oltre quello della noia e del malessere distinti tra loro rispettivamente il primo come un piagnucolio ad intermittenza e il secondo come un pianto molto forte, vigoroso e anche questo a intermittenza). Quello di stanchezza che precede quello da sonno è invece come vi ho già descritto, un pianto che comincia piano per intensificarsi via via che non viene ascoltato. Fino a diventare un pianto forte di spossatezza.
Passando i mesi i segnali cominciano ad essere più chiari:
strofinamento degli occhi, e delle orecchie, primissimo sintomo, seguito da leggeri lamenti, sbadigli, lamenti sempre più insistenti, potrà essere visibile negli occhi del neonato (o anche attorno questi con delle piccole borsette rosse) un leggero rossore, determinato proprio dalla stanchezza, a questo punto si arriverà al pianto vero e proprio, un sorta di urlo che significa solo
mamma ho sonno aiutami a dormire.
Ogni mamma deve essere consapevole che i primi mesi dormirà poco o niente, per questa ragione è molto importante avere un conforto, un aiuto dai familiari qualsiasi cosa che le consenta di riposare. Un'ottima idea è dormire quando dorme il neonato.. anche in ore che non sono usuali per la mamma in questione. Essere consapevoli di ciò ci aiuta ad avere più pazienza e a tollerare meglio le difficoltà nell'addormentare il bambino.
Quando è ora della nanna
Arriva un momento in cui cominciano i primi segnali di sonno, se siamo state abbastanza brave a coglierli avremo sin da subito una risposta positiva da parte del bambino che non faticherà ad addormentarsi. Anche in questo caso tutto dipende dalla sua età.
RIFLESSIONI
I genitori che decidono di adottare metodi rigidi vengono spesso definiti come incoscienti, mentre i genitori che adottano i metodi più dolci vengono tacciati come deboli, debolezza che poi verrà assorbita dal figlio, il quale sarà insicuro e mammone.
La cosa incredibile è come invece, chi sostiene questi metodi, pensa esattamente il contrario.
Chi adotta il metodo Estvill pensa che suo figlio da grande sarà più indipendente
Chi adotta il metodo Dolce pensa che sarà suo figlio ad essere più indipendente..
La diatriba si sviluppa in questa matassa di convinzioni ma, alla fine, nessuna sa in realtà, con certezza scientifica, quale sia veramente migliore (e non efficace.. che è molto diverso) e la scelta di decidere se adottare o l'uno o l'altro metodo è dettata solo, da una parte dal sentito dire che si ha il risultato al quasi 100% e dall'altra parte invece dalla convinzione che seguire il proprio istinto e ascoltare il pianto del proprio figlio è una cosa del tutto naturale e spontanea, quindi sicuramente non sbagliata.
Sciogliamo la mattassa... (to be continued)
In realtà di prove scientifiche a favore del metodo Estvill non ne esistono (se ci sono fatemele conoscere così da poterle sviluppare e inserire in questo testo...), mentre al contrario, prove scientifiche sui metodi più dolci si.
Le prove si intendono non a favore/sfavore dell'efficacia, ma prove che un metodo sia adatto, consono, ma soprattutto non dannoso al bambino.
I sostenitori di Estvill/Ferber sostengono che non ci sia nulla di dannoso che magari loro sono stati cresciuti proprio così (ma ricordo di rileggere il punto 8 dei motivi per cui non fare piangere )
fonti
http://www.tuttomamma.com/sonno-bambino/11628/
http://nanna.blogmamma.it/2010/02/22/la-regolazione-degli-stati-di-sonno-e-veglia-nei-neonati/
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